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GUIDA TURISTICA

La miniera di grafite di Murialdo



Breve storia della miniera di grafite di Murialdo

La ricerca di una zona profiqua per l'attività estrattiva a Murialdo iniziò sul finire del XIX secolo. Le indagini si concentrarono principalmente su Rio Siogna, Rio Azzini, località Fariàn, Rocca del Bonomo, Rio Botta, Rio Euri, località Bonfante, zone da sempre conosciute per le loro "rocce nere". Il 2 marzo 1890 vi fù la prima richiesta di autorizzazione ai primi scavi, in località Rocca del Bonomo, da parte di Armando Maurizio.
Autorizzazione che fù prorogata sino al 30 giugno 1894. Quest'ultima passò al Sig.Gio Battista Alliaud il 14 settembre 1895 e poi al Sig. Anselmino Lodovico che il 12 ottobre 1899 la cedette definitivamente al Sig. Antoin Bavier Chauffour, quando le attività di ispezione erano già in fase avanzata. Per questo Chauffour richiese, da li a poco, la qualifica di "Miniera di Grafite" poichè fino a quel momento, le attività praticate potevano definirsi concessioni di scavo, almeno fino alla dichiarazione di avvenuta "scoperta di una miniera", il tutto autiorizzato dal Regio Corpo Delle Miniere.
Dopo una decina di anni di attività esplorativa, l'impianto delle gallerie(1-5) era ultimato, e la maggior parte del primo giacimento sotterraneo era stato perimetrato su tre lati. Alcuni tentativi erano stati instrapresi lungo il Rio Euri ma solo negli anni a venire, questo si rivelerà un secondo importante gicimento.
Il responsabile del Regio Corpo Delle Miniere stimò, in località Rocca Del Bonomo, non meno di 3500 metri cubi per un potenziale estrattivo di 7000-8000 tonnellate di grafite. Importante lavoro del nuovo proprietario fù l'installazione di una nuova funicolare con partenza nei pressi della Rocca del Bonomo "che serve al trasporto della grafire sulla sponda sinistra della bormida, dove passa la strada a carri che va a Calizzano, Murialdo e Bagnasco"(per un costo di lire 5500).
Le attività esplorative avevano occupato dai dieci ai quindici operai. La cernita era invece operata da ragazze del posto che riempivano i sacchi da trasportare poi a dorso di mulo alòla stazione ferroviaria di Bagnasco e da qui a Genova. Lo stipendio giornaliero del minatore era da lire 3 a lire 3,25; del manovale da 2 a 2,25; delle ragazze di 1,25. Le spese di impianto di un cantiere minerario arno di circa 30.000 lire. La miniera fù dichiarata "scoperta e accessibile con il nome di Miniera di Rio Siogna" il 23 maggio 1903. Il compito di sorvegliante è del Sig. Pietro Strazzarino.
Nasceva cosi la società che nei quindici anni successivi gestì l'attività di estrazione: la Società Miniere di Grafite delle Bormida. Con lo scoppio della prima guerra mondiale l'economia industriale era in uno stato di generale difficoltà e i lavori in miniera, nonostante una richiesta di grafite sul mercato nazionale, finirono con il rallentare progressivamente. All'inizio del 1917, la Miniera di Grafite di Murialdo venne posta in vendita e, il 30 giugno, acquistata dalla "Società Talco e Grafite Val Chisone", una delle maggiori industrie italiane del settore minerario, che entra cosi in scena a Murialdo. Nel 1917 viene nasce da quest'ultima l'"Azienda Bormida". L'obbiettivo che portò quest'azienda a Murialdo fù la creazione di un bacino di riserva rispetto a quello piemontese. Il compito di direttore della miniera fù affidato fin da subito a Francesco Zunino, mansione che mantenne per 40 anni. I lavori di scavo e coltivazione sotterranea ripresero con maggiore velocità a partire dagli anni'20. Molte strutture vennero costruite per accogliere la grafite e oltre a questi, un edificio che fungeva da abitazione per il custode e da fucina per la forgiatura degli attrezzi necessari ai minatori. Lungo il versante della montagna si tenne sempre molta cura ai sentieri, in parte dotati di binari, per agevolare il trasporto della grafite estratta. Importante scoperta fù, dalla metà degli anni venti, un secondo giacimento più a sud del primo e per questo, la "Società Tanco e Grafite Val Chisone" richiese il 3 Febbraio 1928, l'autorizzazione all'ampliamento della concessione mineraria. Per quessta nuova scoperta vennero rimodernate la strada che conduceva a Isolagrande e la teleferica non più sufficiente alla esigenze della miniera. Da segnalare un altro importante lavoro nel 1933 rappresentato dalla costruzione di una passerella.
La produttività della miniera fù molto soddisfacente per oltre un trentennio, tanto da superare le aspettative della società di gestione. La grafite di Murialdo, di buona qualità e molto apprezzata sul mercato nazionale e internazionale, veniva estratta con profitto e quello che doveva essere un bacino di emergenza diventò una realtà lavorativa, di rilievo sempre maggiore. Fino alla crisi commerciale della seconda guerra mondiale, la miniera ebbe alti e bassi legati a vari fattori fino ad andare in una crisi definitiva dalla quale non sembrò sollevarsi mai del tutto. Gli anni dal 1944 al 1947 furono di sostanziale stasi lavorativa; pochi lavori portarono alla luce un ulteriore filone di grafite sopra la galleria Santa Barbara per un valore di oltre 20000 tonnellate. Il 9 aprile 1959 il Governo Italiano varò una nuova norma riguardante la sicurezza delle miniere e delle cave; a tutti i problemi di commercializzazione, andò a sommarsi questa richiesta di innovazione che richiedeva l'investimento di una discreta forma di denaro.
Nonostante il completamento di alcuni lavori per la messa in sicurezza, nel 1962 la miniera fù giudicata improduttica e le pratiche di sospensione dei lavori avviate il 30 giugno 1963. rimasero al lavoro 6 operai per la manutenzione. Il 30 giugno 1964 si riprese in un clima di generale pessimismo e il 12 maggio 1965 avvenne la definitiva chiusura.
Ciò che resta oggi dell'attività estrattiva è ben poco: la maggioranza delle strutture è stata smontata dalla "Società Talco e Grafite Val Chisone" (come la teleferica e la fucina al piano terra del custode), la passerella sul bormida è ormai crollata. La rete di gallerie è ancora in gran parte integra anche se sono crollati interi settori a causa di assestamenti e rilassamenti della montagna. Alcuni caseggiati sono ancora integri ma giacciono ormai inutilizzati da quasi cinquant'anni.




 
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